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Giovanna Iris Daffini

 

GIOVANNA DAFFINI
Un autentico mito

 

In questi ultimi mesi si è parlato molto, forse troppo e spesso a sproposito di Giovanna Iris Daffini, secondo me, la più grande cantante di musica popolare italiana.

Negli ultimi tempi poi è persino entrata nei salotti televisivi dei vari Costanzo, Limiti e Cucuzza dove di lei si è chiacchierato molto, ma capito, veramente poco.

Chi era, chi è Giovanna Daffini? C’è ancora posto per le sue canzoni, per la sua storia, per il suo mito nel terzo millennio? Io credo di si, anche se sulla sua chitarra non c’era scritto che uccideva i fascisti. Io credo che chiunque si approcci alla memoria musicale del nostro paese non possa fare a meno di incontrare sulla sua strada una artista seminale quale è stata Giovanna Daffini.Certo fa un po’ male sentire musicisti che trentacinque anni fa l’hanno guardata dall’alto al basso perché Giovanna cantava ai matrimoni e alle feste paesane canzoni come “Marina”, “L’uva fogarina” o peggio – orrore – “Mamma mia dammi cento lire “ che loro consideravano canzoni di basso livello culturale, parlare di lei come di un’amata genitrice, preziosissima per la loro carriera artistica, ma…così è la vita. Giovanna Daffini è nata in Lombardia e più precisamente in provincia di Mantova, a Villa Saviola frazione di Motteggiana il 22 aprile 1914.
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Ha cominciato a lavorare come mondina in risaia nelle zone del Vercellese e della Lomellina Pavese a tredici anni e ha smesso quando di anni ne aveva trentotto per cominciare a fare seriamente, la cantastorie che fino ad allora era stato soltanto qualcosa di occasionale come lavorare in campagna o vendemmiare.


Giovanna era figlia d’arte, suo padre aveva fatto il pianista che accompagna i film muti, ma poi con l’avvento del sonoro finisce col riparare reti da pesca, scrivere musica per la banda del paese o a fare il violinista ambulante. La madre di Giovanna faceva la sarta e i soldi allora erano davvero pochi per sfamare i suoi quattro figli. Giovanna allora decide di imparare a suonare la chitarra, e di seguire le orme del padre che di tanto in tanto si esibiva da qualche parte. A cantare aveva imparato dalla mamma che gli cantava tante canzoni popolari per farla addormentare. Il suo primo concerto vero e proprio è di una sera del 1931, a diciassette anni, in occasione di un pranzo sociale dove il padre chiamato a suonare all’ultimo momento rimasto senza l’abituale chitarrista impegnato altrove quella sera, porta con se Giovanna. La serata va così bene che da allora che Giovanna e suo padre da allora saranno inseparabili. Due anni dopo, appena diciannovenne incontra Vittorio Carpi, l’uomo della sua vita. Vittorio è un bravissimo suonatore di violino ed è nato a Santa Vittoria di Gualtieri in provincia di Reggio Emilia il 6 giugno 1905.

E’ anche lui figlio d’arte, suo padre aveva portato in giro con un certo successo un complesso a carattere familiare di musiche da caffè concerto che si esibiva soprattutto in Francia. Giovanna, innamoratissima, sposa Vittorio che era già vedovo e con quattro figli e si trasferisce da Motteggiana a Gualtieri. Che i figli fossero quattro Giovanna verrà a saperlo solo dopo il matrimonio perché Vittorio temeva che sapendolo, Giovanna, potesse dire di no. Ma Giovanna che vuole bene a Vittorio ed ha un forte senso della famiglia è forte e coraggiosa e cresce i suoi cinque figli (quattro di Vittorio più uno suo) trattando tutti allo stesso modo, senza alcuna differenza nemmeno durante i periodi più duri, anzi, suo figlio, essendo il più piccolo è quello che porta i vestiti dei suoi fratelli quando a loro diventano stretti. Vittorio in quel periodo suona spessissimo con grandi orchestre per opere liriche, concerti, balli sia in Italia che all’estero guadagnando abbastanza da mantenere tutta la famiglia. Ma già dal 1936 la situazione economica comincia a farsi critica e Giovanna deve decidere se tornare in risaia oppure se andare a suonare in giro le sue canzoni popolari. Allora Vittorio, per amore di Giovanna lascia l’orchestra sinfonica e comincia ad andare a suonare con lei nelle fiere e nei mercati, nelle osterie, alle feste, cene, matrimoni e persino a qualche funerale.

Il successo non manca, ma i sacrifici della vita on the road sono spesso insopportabili: girano con il piattino nelle osterie e a fine serata Giovanna torna spesso a casa con in tasca un pezzo di carne per i suoi figli raccolta negli avanzi delle trattorie che frequentavano. Nonostante in quel periodo soldi non ce ne fossero, Giovanna, che ha energia da vendere, come tutte le donne della sua generazione, e un amore smisurato per la propria famiglia riesce comunque a mandare sempre i figli a scuola, almeno fino all’“avviamento” (così si chiamavano allora le scuole medie). Il repertorio di Giovanna e Vittorio era davvero vario e andava dalla musica classica alle canzoni di musica leggera passando attraverso le canzoni delle mondine, quelle degli emigranti e quelle dei cantastorie. Idolo a quell’epoca di Giovanna era la cantante di musica leggera Tonina Torielli detta la “caramellaia di Novi Ligure” la cui splendida voce assomigliava a quella della già ben più famosa Nilla Pizzi che però Giovanna considerava troppo artefatta e poco popolare. Giovanna è un’istintiva, lei le canzoni le deve sentire per riuscire a cantarle, forse anche per questo rifiuta ogni possibilità di imparare un po’ di teoria musicale affermando che la sua ignoranza in materia era ciò che la faceva cantare così. Giovanna e Vittorio hanno naturalmente gusti musicali diversi, e quest’ultimo soffre a volte a dover suonare quelle che lui definiva le canzonette (anche se a volte erano autentici capolavori della musica popolare come “Bella ciao”).

Nonostante questo, in ogni caso, qualsiasi cosa Giovanna e Vittorio suonino insieme dimostrano sempre un grande affiatamento ed un unico enorme cuore musicale. Vittorio non ha un carattere facile, forse a volte non è così semplice vivere come un genio incompreso (così lui talvolta si definiva in preda alle sue comprensibili frustrazioni) accanto alla bravissima ed acclamata Giovanna… Ma se Vittorio verrà accettato in tutte le situazioni in cui Giovanna verrà chiamata ad esibirsi si dovrà proprio alla sua compagna, assolutamente estroversa e simpatica che sapeva far accettare il carattere “musone” del marito dovunque andavano a suonare. Nell’agosto del 1962 (Giovanna ha 49 anni) succederà qualcosa che cambierà radicalmente la vita dei coniugi Carpi. Gianni Bosio e Roberto Leydi, giovani ma già bravissimi e noti etnomusicologi, si recano su segnalazione del sensibilissimo sindaco di Gualtieri, Serafino Prati, all’allora in rovina Palazzo Bentivoglio di proprietà del comune (che un tempo vi ospitava le scuole) dove Giovanna e Vittorio abitano in quanto nullatenenti. Nel piccolo appartamento al quale si arriva tramite una scala di legno a chiocciola, piove dentro, tanto che Giovanna deve mettere per terra un catino per raccogliere l’acqua nei giorni di pioggia. Giovanna durante quell’incontro, canta “Amore mio non piangere” (Senti le rane che cantano) e “Bella ciao” davanti ai due ricercatori che rimangono davvero incantati dalla sua personalità musicale. Nel canto della Daffini, come diceva Gianni Bosio “c’erano tutte le donne della sua generazione, c’era il coraggio di tutta una vita tirata coi denti, costi quel che costi, il tirare su i figli, il battersi con ottimismo e coraggio per l’esistenza quotidiana”. Così quell’anno Giovanna e Vittorio diventano parte integrante del gruppo di musica popolare “Nuovo Canzoniere Italiano”, con il quale avranno la possibilità di esibirsi in teatro o comunque in situazioni di prestigio e di guadagnare quello che avrebbero meritato da sempre: il giusto compenso per le loro bellissime canzoni.

Si è vero, come notava il grande Michele Straniero che: ”Giovanna non ha mai capito fino in fondo che cosa andavamo cercando noi, giovanotti di città. Giovanna, nella sua dolcissima semplicità non si è mai resa conto che lei rappresentava per noi giovani intellettuali, musicologi ed artisti il vero mito musicale cui, fare riferimento…”Non c’è stata, non c’era e forse non ci sarà più nel panorama della musica popolare italiana una figura di tale levatura, sia per l’alto spessore musicale che per il tipo di esperienze di vita che Giovanna ha vissuto. Su questo pensiero mi permetto di fare una riflessione che dovrebbe coinvolgere sia i nostri discografici, sia tutti quei musicisti che come me hanno tratto, anche involontariamente, ispirazione dal grande talento di Giovanna Daffini. In un mondo perfetto, sarebbe uscito forse un film sulla sua incredibile vita e forse decine di musicisti avrebbero deciso di mettersi insieme per “ricantare” le canzoni di Giovanna, per tributare alle sue interpretazioni il rispetto che le cose belle e preziose dovrebbero ottenere. Ma, si sa, il mondo perfetto non esiste…

Roberto Leydi, probabilmente uno dei più grandi etnomusicologi italiani ha detto forse la più grande verità sul valore artistico di Giovanna, vera portatrice “sana” di valori musicali a tutt’oggi insuperati ed attuali: ”Giovanna Daffini ha rappresentato in Italia settentrionale il caso unico di una artista capace di fare una vera rielaborazione moderna delle canzoni popolari imparate da una tradizione esecutiva completamente differente (come ad esempio il canto a più voci delle mondine)e originariamente non legate al solo intrattenimento. Il tutto con risultati nei quali la contaminazione si realizza in una nuova autenticità popolare, e in una rifunzionalizzazione di canti che avevano perduto la loro originaria funzione dovuta al mutare del modo di vivere e di lavorare”. Ecco perché io penso che le canzoni di Giovanna siano ancora attuali. Franco Coggiola un altro pregiato ricercatore diceva che Giovanna: “Non voleva essere considerata una portatrice di cultura cristallizzata, ferma, pronta da capire e da etichettare, perché Giovanna era estremamente viva, pronta a sentire stimoli nuovi che lei raccoglieva, filtrava, elaborava e riproponeva…” Giovanna veniva anche chiamata la Callas dei poveri perché la sua voce come quella del grande soprano era davvero inimitabile, diversa, quasi “eversiva” nel mondo del canto popolare e per questo a volte proprio come la Callas, Giovanna si trovava volutamente sola e isolata. Le facevano davvero male le critiche delle sue giovani compagne di lavoro che non sopportavano i suoi: ”Melismi soggiacenti alla cultura contadina” (così dichiarava Giovanna Marini nel 1992), così come non capivano il perché del suo cantare a squarciagola. La risposta la diede la stessa Daffini, dando a una delle sue saputelle e giovani colleghe della “borghesina” e in quel termine (a tutt’oggi neanche tanto offensivo) c’è tutta la vita che Giovanna mette nella sua voce quando canta le sue canzoni – il sorriso largo e le rughe di sole agli occhi, la dentiera e le vene varicose, la camicia senza maniche, la gonna a fiori stampata, la piazza dove non c’e microfono e allora bisogna urlare per farsi sentire e il piattino per raccogliere le offerte della gente…

Giovanna se n’e andata troppo presto, a cinquantacinque anni il 7 luglio 1969, ha finito di cantare ma ci ha lasciato le sue canzoni. Serafino Prati il sindaco di Gualtieri, l’uomo che più di tutti ha contribuito a farla conoscere insieme al pregiatissimo ricercatore Cesare Bermani che ha dedicato gran parte della propria vita all’appassionato studio dell’arte di Giovanna così la ricordò qualche anno fa: ”Con la sua inseparabile chitarra, si rivelò sensibile interprete della storia dell’uomo con le sue vicissitudini tristi e liete e con le sue lotte di sempre…”.
C’è ancora bisogno di Giovanna Daffini nel terzo millennio? Io credo di si.

Fabrizio Poggi


Bibliografia consigliata:
• Cesare Bermani (a cura di): GIOVANNA DAFFINI, l’amata genitrice
Comune di Gualtieri 1993
• Maria Grazia Periotto (a cura di): GIOVANNA DAFFINI: il segno vitale del canto Comune di Motteggiana 2001
• Serafino Prati: GIOVANNA DAFFINI cantastorie
Edizioni Libreria Rinascita 1975

Discografia consigliata:
• Giovanna Daffini - Vittorio Carpi: Amore mio non piangere – BR128553712-2
• Giovanna Daffini – Vittorio Carpi: Una voce un paese –BR128553709-2

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