Ecco perché questa è una storia per i cantastorie:
nota:
Non abbiamo voluto "modificare" troppo le risposte dei Cavallini. Questo era il linguaggio semplice e spontaneo che Angelo e Vincenzina parlavano nelle piazze: correggerlo sarebbe stato un vero "peccato".
F.P. : DOVE SEI NATA?
V.C. : Sono nata nel 1929 a Salsominore di Ferriere vicino a Piacenza perché la mia mamma era di Bobbio e mio papà che veniva dal Friuli faceva il muratore lì. Lavorava per un'impresa che ha fatto l'autostrada, la "camionabile". Ha lavorato anche nella galleria dei Giovi, sulla prima autostrada che hanno fatto. Poi è andato nella Val d'Aveto vicino a Chiavari dove è nato mio fratello.
Eravamo un fratello e due sorelle, mia sorella è nata anche lei vicino a Piacenza a Vigolzone dove mio papà e mia mamma si erano sposati. Mia mamma che faceva la casalinga lo seguiva sempre nel suo lavoro, per fargli da mangiare. Mio fratello invece è nato in Liguria perché in quell'epoca mio papà lavorava a Zoagli. Mio nonno materno era un sensale, vendeva e comperava bestie, era un mediatore.
F.P.: QUANDO POI IL LAVORO DI PAPA' IN EMILIA E LIGURIA E' TERMINATO SIETE TORNATI IN FRIULI?
V.C.: Siamo rimasti in Emilia finché siamo stati piccoli, poi siamo andati via per seguire mio papà, che finito il lavoro ci ha riportato in Friuli. Là avevamo già la casa, costruita dall'altro mio nonno che faceva anche lui il muratore.
Mio nonno paterno e mio papà avevano fatto una casa grande per loro e una più piccola per mio zio, che aveva anche la terra e la stalla.
F.P.: COME SI SONO CONOSCIUTI TUO PAPA' E TUA MAMMA?
V.C.: Quando mio papà è andato a lavorare nella Val d'Aveto, andava a mangiare all'osteria di Bobbio. Mia mamma aveva due fratelli che facevano i muratori e lavoravano insieme a mio papà, e loro lo invitavano spesso, nei giorni di festa a mangiare così si sono conosciuti. Mia nonna alla festa faceva sia il "mangiare" che il pane. Lei era una segnona ovvero segnava gli animali e le persone, quando non stavano bene. Lei li guariva. Girava molto per andare a segnare. Mio nonno materno veniva spesso qui in Lomellina in provincia di Pavia per vendere gli animali e lei spesso lo seguiva per segnare gli animali. Era una bellissima donna.
F.P.: SEI ANDATA A SCUOLA? DOVE?
V.C.: Ad Aviano, in Friuli, fino alla quinta e avevo sempre delle pagelle molto belle. La mia maestra diceva sempre a mia mamma " Teresa, perché non fai studiare la Vincenzina?" La mia maestra diceva che i figli dei signori erano asini, e che se io alzavo la mano era perché sapevo sempre la risposta. Lei diceva "Mellina giù la mano e silenzio" e io mi dicevo: "penserà che sono un asino" così una volta le ho chiesto: "Signorina, (era una zitella) perché non mi interroga mai? " e lei mi ha detto: "Perché io lo so che se tu vai alla lavagna tu hai il "cervello", io lo so che anche se lavori in campagna per aiutare la mamma a zappare tu quel poco che leggi, ce l'hai nella testa, invece loro i figli dei signori, che non hanno niente da fare, non aprono nemmeno i libri". Così non mi interrogava mai.
F.P.: QUINDI DOPO LA SCUOLA COS'HAI FATTO?
V.C.: Ho finito la scuola a 11 anni, poi c'era la guerra e allora ho dovuto aiutare la mia mamma. Appena finita la guerra, nel 1946, sono partita, come tante altre ragazze all'epoca e sono venuta a fare la cameriera a casa di una famiglia di Tromello. I signori Papetti. Avevo 16 anni e mezzo.
F.P.: LI' COSA FACEVI?
V.C.: Facevo la cameriera, questa famiglia aveva anche tre bambini, io vivevo con loro, avevo la mia stanza da letto però mangiavo con loro e mi volevano bene, specialmente la padrona, e anche i loro bambini. Avevano un caseificio e facevano i formaggi. Avevano anche i maiali.
Loro mi pagavano e con i soldi mi sono fatta il corredo.
Oltre a servire, la mia padrona mi aveva fatto iscrivere alle liste per fare la mondariso, perché quando c'era la stagione della monda, potevo fare dei bei soldini in più. Per 30 giorni facevo la mondina e poi tornavo da loro e facevo la cameriera. A mondare andavo alla cascina Luisiana, tra Alagna e Dorno.
F.P.: QUINDI LA TUA ADOLESCENZA L'HAI PASSATA COSI'?
V.C.: Sì.
F.P.: ERI CONTENTA DI VENIRE VIA DA CASA?
V.C.: Volevo provare, però non è che mi piaceva tanto.
F.P.: ANDIAMO UN ATTIMO INDIETRO E RACCONTIAMO LA STORIA DI ANGELO FINO A QUANDO SEI ARRIVATA TU.
V.C.: Angelo è nato il 9 luglio del 1928, è andato a scuola fino alla prima avviamento, suo padre era un famoso cantastorie: Antonio Cavallini (forse il più grande n.d.r.).
Ad Angelo non gli piaceva studiare e scappava spesso da scuola. I suoi genitori ci tenevano che lui studiasse, ma a lui proprio non piaceva andare a scuola. Erano tre fratelli, due maschi e una femmina: Angelo, Gino e la sorella Bruna.
F.P.: SUO PAPA' FACEVA IL CANTASTORIE DI PROFESSIONE VERO?
V.C.: Aveva iniziato per divertimento, perché lui sapeva suonare la fisarmonica, e spesso andava alle feste dei coscritti, feste da ballo a "gratis", poi in seguito ha scoperto che poteva farlo anche per mestiere.
Ha cominciato nelle osterie, poi in piazza. Quando andava nelle osterie prendeva con sé anche Angelo che aveva nove anni, lo metteva nella sedia, perché era piccolino, e gli faceva suonare l'armonichin. A lui piaceva davvero tanto con suo papà. Suo padre ha iniziato a fare il cantastorie abbastanza tardi, lo ha fatto soprattutto per necessità, perché vedeva che prendeva dei bei soldini a suonare nelle osterie, invece, sotto padrone in campagna, gli facevano fare anche dodici ore per volta e i soldi erano davvero pochi.
F.P.: COSI' ANGELO TU HAI DOVUTO IMPARARE A SUONARE LA FISARMONICA E LA BATTERIA, E A DODICI ANNI HAI INIZIATO A LAVORARE CON TUO PAPA'?
A.C.: Sì, mio papà mi ha fatto l'abbonamento mensile per il treno e viaggiavamo in tutt'Italia: Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana e
in tutte le altre regioni d'Italia.
V.C.: Angelo andava in giro con suo papà, e si trovavano con i colleghi cantastorie direttamente sul posto, nella piazza e lavoravano tutti insieme. Angelo era coccolato da tutti e veniva chiamato: "al fio' dal Tugnin", oppure "al fio' dal Luis" perché il padre veniva chiamato (chissà perché) Tugnin in Lombardia e Luis in Piemonte. Suo papà suonava la fisarmonica e Angelo la batteria, e in più cantavano. Ma spesso si scambiavano gli strumenti.
F.P.: IL FRATELLO DI ANGELO, BRUNO ERA ATTRATTO DAL FARE IL CANTASTORIE?
V.C.: No, lui faceva il calzolaio. A lui, così come a mia suocera, la musica non piaceva in modo particolare.
F.P.: COME VI SIETE CONOSCIUTI E COME E' NATA LA "SCINTILLA"?
V.C.: Io sono arrivata dal Friuli molto giovane, ma non avevo mai voglia di uscire di casa. Quando lo facevo, andavo nella piazza del paese, i ragazzi mi seguivano ma io mi chiudevo in casa.
Per un anno non sono mai uscita.
La mamma di Angelo e la mia padrona erano amiche, e spesso lei veniva a trovarci. Una volta la mamma di Angelo era tornata a casa e aveva detto. "Oh Angelo dovresti vedere che bela " fiuleta" che ha la siura Maria" . Un giorno la mia padrona mi ha detto di andare nella casa di un dottore loro affittuario, perché doveva venire Angelo a ritirare delle bottiglie. Io ho detto "chi è Angelo?". " E' il figlio della Carolina". Lui è venuto, gli ho consegnato le bottiglie e tutto è finito lì. Però dalla piazza vedevo che lui passava sotto la mia finestra e guardava. Ma io alle 8 di sera ero già a letto. Tutto questo durò per un bel pezzo. La mia padrona mi diceva sei sempre in casa, vai al cinema, esci un po', sei sempre in casa. Ma io non volevo uscire. Non so perché ma non mi piaceva.
Intanto la mamma di Angelo, Carolina, che era una mondariso, si incontrava sempre con la mia padrona. Dopo un po' di tempo, non so come, viene la cameriera di un altro padrone, e mi dice che la domenica successiva mi avrebbe portato al campo del football. Così arrivata la domenica siamo andate alla partita e, mentre arrivo, Angelo viene via con un 'altra ragazza, così ho pensato "gira gira davanti a me ma poi ha un 'altra". In quel momento la mia amica mi dice che però Angelo mi corteggia, che glielo hanno detto. Io però non ci credevo. Angelo mi corteggiava e io non lo sapevo neanche. Alla domenica andavamo a ballare ed un suo amico mi faceva sempre ballare. Lui si che mi corteggiava.
Io non volevo Angelo come fidanzato, ma soprattutto non volevo farmi il fidanzato. Però a dire la verità non è che mi dispiaceva come ragazzo.
Così piano piano, abbiamo cominciato a "parlarci", ci davamo appuntamento al campo da football oppure sotto il mio portone.
F.P.: TU SAPEVI CHE ANGELO FACEVA IL CANTASTORIE?
V.C.: Si sapevo tutto, perché la mia padrona chiedeva a sua mamma Carolina "stasera sono a casa i suonatori'?" e lei diceva ogni volta dov'erano ad esibirsi. A volte stavano fuori in albergo a dormire quando erano a lavorare lontano. Il suo "corteggiamento" è durato due anni.
Sempre sotto il mio portone.
Una sera esco e lui mi chiede di andare a fare un giretto dal teatro alla chiesa. Naturalmente camminavamo "staccati" l'uno dall'altro ma davanti alla chiesa, ad un certo punto lui mi ha abbracciato. Siccome mi ha messo le mani sul seno, io gli ho detto che se teneva giù le mani io uscivo ancora con lui, altrimenti
Però da allora abbiamo cominciato a uscire più spesso, a volerci bene e
ci siamo innamorati. Una sera siamo andati a fare un giretto e e ci siamo dati il primo bacio. Ci siamo parlati per cinque anni. Ci siamo sposati a Tromello che io avevo 20 anni e lui 21.
I miei genitori non sono venuti al matrimonio per via della campagna, ma poi saremmo andati noi da loro in Friuli perché il viaggio di nozze lo siamo andati a fare a Venezia. Così in chiesa mi ha accompagnato il mio padrone. Tutti dicevano che sembravo una modella.
F.P.: QUANDO ERI FIDANZATA CON ANGELO TU ANDAVI AI SUOI SPETTACOLI?
V.C.: No, non potevo perché ero a servire a casa della famiglia dove facevo la cameriera.
F.P.: PARLACI DELLA VOSTRA VITA DOPO SPOSATI.
V.C.: Quando ci siamo sposati non sono andata subito in piazza con Angelo, sono rimasta a casa dove facevo la casalinga e accudivo mio figlio, Danilo.
Danilo è nato a Pavia l'8 novembre del 1954, dopo tre anni di matrimonio, ma quando è nato è stato preso con il forcipe e questo gli ha lesionato irrimediabilmente il cervello.
Era bellissimo con due bei occhioni
. Si muoveva, capiva, vedeva ma non reagiva. Ed è rimasto per sempre cerebroleso. Ho fatto di tutto per farlo guarire ma non c'è stato niente da fare. Ho scritto anche ad un famoso professore in Svezia
.Un altro dottore mi aveva detto che sarebbe vissuto pochissimo per via della sua malattia. Invece Danilo è vissuto 20 anni. Gli abbiamo fatto il funerale il giorno di San Luigi, il 21 di giugno.
F.P.: QUANDO HAI INIZIATO A LAVORARE CON ANGELO NELLE PIAZZE?
V.C.: Nel 1958.
F.P.: QUINDI HAI DOVUTO PRENDERE QUALCUNO CHE ACCUDISSE IL BAMBINO?
V.C.: Si, ho preso una donna, una zitella, che aveva 55 anni, e stava con Danilo, il mio bambino, fino a quando non arrivavo a casa io verso le 1300, mangiavamo insieme, poi io lavavo i piatti e lei tornava a casa sua, oppure se arrivavo alla sera perché eravamo a lavorare lontano, lei restava fino a tardi. Spesso dormiva a casa nostra, anche perché a volte stavamo via quattro o cinque giorni e lei doveva accudirlo continuamente. Danilo non poteva masticare, quindi dovevo cucinare cose molto liquide che facevo solo per lui. Dovevo imboccarlo perché se no non mangiava.
F.P.: QUINDI SPENDEVI MOLTI SOLDI PER TUO FIGLIO?
V.C.: Certo, ero sempre in farmacia con il portafogli in mano. Allora non c'era niente, non esisteva la pensione. Dovevo pagare tutto. Gli hanno dato il libretto di invalidità quando aveva 18 anni. Gli hanno dato gli arretrati dopo che era morto, una somma così piccola che non ci ho pagato neanche il funerale.
F.P.: VOI AVEVATE UNA DISGRAZIA COSI' GRANDE E ANDAVATE IN PIAZZA A FARE DIVERTIRE LA GENTE?
V.C.: Si proprio così, avevamo avuto in casa una tragedia, eppure andavamo in piazza a fare ridere la gente, ma il nostro cuore piangeva. Io cantavo e suonavo la batteria ma il mio cuore piangeva. Siccome Dio mi ha dato tanta forza, non facevo capire alla gente il mio dolore. Io li facevo ballare e cantare. E loro mi davano soldi.
F.P.: NESSUNO SAPEVA DI QUESTA TERRIBILE STORIA?
V.C.: Nessuno, a nessuno l'ho detta, solo qualche ambulante lo sa, gli amici.
Io non dicevo niente a nessuno, anche perché forse se lo dicevo, magari pensavano che io fossi matta, andare in giro a cantare con quello che avevo. Tutta questa forza mi veniva anche da mia mamma che mi ha dato tutto, mi ha messo al mondo sana e con la stessa voglia di lavorare che aveva lei. Ho imparato tutto da lei.
F.P.: MA QUANDO CANTAVATE CANZONI DI TRAGEDIE TIPO "LA BAMBINA GETTATA NEL POZZO" OPPURE "IL POVERO RENATO" PER VOI CHE ERAVATE GENITORI ERA ANCORA PIU' DIFFICILE, DAL MOMENTO CHE POI AVEVATE UNA STORIA COSI' TRISTE IN CASA, COME FACEVATE?
V.C.: Quando cantavo quelle storie che erano vere, mi venivano i brividi e la gente piangeva, anche a me le lacrime venivano, e veramente perché anch'io a casa avevo la mia tragedia.
Partivo da casa che non ero allegra, eppure non ho mai fatto capire niente. Tutti mi dicevano, ma che bel carattere, che bella madamin, che bella voce, perché non va a Sanremo?
F.P.: PERO' AVETE AVUTO TANTE PERSONE CHE VI HANNO AIUTATO O SBAGLIO?
V.C.: Si, davvero abbiamo avuto tanti amici.
F.P.: NON AVETE MAI PENSATO DI AVERE ALTRI BAMBINI?
V.C.: Sì, ma purtroppo avendo avuto un parto difficile, probabilmente non potevo più averne.
F.P.: CHI VI SCRIVEVA I TESTI?
V.C.: Il maestro Burchi. Lui era una "cima" (molto intelligente n.d.r), gli dicevi una storia e lui te la scriveva. Gli dicevi il fatto, lui leggeva il giornale e scriveva la storia giusta, neanche un errore, la strofa giusta. Non era un lavoro per lui, lui lo faceva perché gli piaceva, mangiava con noi, ma non ci chiedeva soldi. E' morto giovane. Il 13 luglio 1974 siamo stati eletti Trovatori d'Italia, io non volevo andare alla cerimonia perché a giugno era morto mio figlio. Ma lui ha insistito e mi ha detto che dovevo cantare la sua storia, che mi avrebbe scritto una bellissima storia. Lui sapeva spiegare le canzoni in modo che io le imparavo facilmente e come le leggevo le sapevo già a memoria.
F.P.: QUANTE CANZONI CANTAVI IN UN GIORNO?
V.C.: Anche 20, ma poi potevo anche ricantarle, dipendeva dalla gente
F.P.: QUANTO DURAVA IL VOSTRO SPETTACOLO?
V.C.: In piazza due ore, ma ci alternavamo con Callegari e Ferrari.
F.P.: PERCHE' HAI INIZIATO AD ANDARE IN PIAZZA ANCHE TU?
V.C.: Un giorno Angelo mi ha detto "Vice, con quello che prendo da solo in piazza non possiamo andare avanti". Con mio figlio Danilo le spese erano tante, e in quel periodo non erano in molti a darci una mano. "Vedi Vice, la vita è cara, con Danilo costa, proviamo ad andare in piazza io e te"e io ho risposto "si, se trovo la donna che mi cura Danilo io vengo volentieri, anche domani". "Proviamo a vedere se ce la facciamo da soli, io e te
".
Angelo mi ha insegnato la batteria nel garage, mi ha insegnato come accompagnare il valzer e il tango.
F.P.: QUAL'E' STATA LA PRIMA PIAZZA CHE HAI FATTO SE TI RICORDI ANCORA?
V.C.: Era Casale Monferrato, poi Asti, eravamo noi due soli, lui con l'armonica imboniva, io suonavo la batteria e cantavo un pezzettino, e tutti mi dicevano "che bella voce". Abbiamo avuto subito successo. Ci siamo subito "presi", affiatati a "partire con la canzone", non appena lui suonava la sua fisarmonica. Dopo un mese eravamo già affermati.
Subito dopo il papà di Angelo, ha lasciato la compagnia con la quale lavorava ed è venuto con noi. Anche perché la sua compagnia era di Torino, (avevano una cantante molto brava), e spesso doveva stare fuori la sera, così gli ha detto di trovarsi un fisarmonicista, perché ormai lui era anziano e voleva stare con il suo Angelo e la sua Vincenzina. Così se ne andò da loro e rimase con noi. Mio suocero cantava molto bene.
F.P.: ANGELO CHI TI HA INSEGNATO A SUONARE LA FISARMONICA?
A.C.: Ho imparato per conto mio ad orecchio, io guardavo mio papà e intanto imparavo, non sono mai andato da un maestro. Usavo la fisarmonica di mio papà. Lui era contento di vedermi suonare, e poi capiva che avrebbe avuto un aiuto, sai "l'unione fa la forza"
F.P.: VINCENZINA ANCHE TU SUONAVI LA FISARMONICA?
V.C.: Si, sapevo suonare anche la fisarmonica, ma poi ho smesso perché i pensieri per mio figlio mi mandavano in confusione. Strimpellavo un paio di strofe ma poi mi scordavo tutto, perché dovevo pensare a tutti i miei problemi. La batteria invece riuscivo a suonarla e l'avevo imparata piuttosto bene anche se avevo la mente che volava.
F.P.: TU CANTAVI GIA' ANCHE QUANDO ANDAVI A FARE LA MONDINA?
V.C.: Avevo una bella voce già da bambina. Un giorno una signora di Trieste che era in villeggiatura a Piancavallo, in Friuli, è venuta nel nostro cortile e ha detto a mia mamma: "ma chi cantava nell'orto e nei campi è quella bambina lì?" e mia mamma ci ha detto "si" "è la sua bambina?" "si", "le dico una cosa che se lei accetta sua figlia diventa un pezzo grosso, ce la dia a noi penseremo a metterla in conservatorio a Trieste, diventerà una "soprana"". "ma neanche per sogno", ha risposto mia madre, "andate fuori di qua, che io ce l'ho bisogno in campagna, per rastrellare il fieno, che mio marito è via per il mondo a lavorare". Quando facevo la mondina cantavo tutto il giorno e le mie colleghe e anche i padroni della risaia dicevano "ma che bella voce,ma che voce che ha quella "fiola", e mi chiedevano: "Vincenzina perché non vai a Sanremo? Ma io ci rispondevo "per andare a Sanremo bisogna fare andare la "frittola" (l'organo sessuale femminile in dialetto friulano n.d.r.) ".
F.P.: GIRAVATE SEMPRE IN TRENO?
V.C.: No, poi nel 58 abbiamo cominciato a girare con la Seicento Multipla.
F.P.: COME TROVAVATE GLI SPETTACOLI?
V.C.: Delle fiere si occupava mio suocero, perché era il più vecchio della piazza, lui era Maestro delle piazze. Pagava da anni una tassa per esibirsi come ambulante, ed essendo il più vecchio tutte le fiere spettavano a lui. Quando ha cominciato a venire con me e Angelo, alla sera lo portavamo a casa, e lui diceva "Sono tanto contento, Vincenzina che hai imparato bene il mestiere, con quella voce e la simpatia che hai e la bella donna che sei". Lui mi faceva un sacco di complimenti, per come "lavoravo". Allora purtroppo era già vecchio e malato, ma era ancora bravissimo. E' stato un grande cantastorie.
F.P.: A QUELL'EPOCA CANTAVATE SOLAMENTE O AVEVATE GIA' INIZIATO A VENDERE DELLE COSE?
V.C.: Si, si vendeva il libro delle canzoni di Luciano Taioli, di Claudio Villa, il calendario con tutte le canzoni le fotografie dei cantanti e delle artiste.
F.P.: DOVE LI PRENDAVATE?
A.C.: A Foligno, ma noi li ricompravamo da Callegari di Pavia, lui faceva il cantastorie ma aveva l'esclusiva per le cose da vendere, per i fogli volanti.
F.P.: ADRIANO CALLEGARI AVEVA QUINDI UN GROSSO SENSO DEGLI AFFARI?
V.C.: Si era molto furbo e scaltro.
F.P.: LUI ERA IL VOSTRO PORTAVOCE?
V.C.: Si, lui era quello che veniva sempre intervistato. Era un gran lavoratore. Aveva un po' il vizio del bere. Anche Antonio Ferrari era una bravissima persona, e poi lui aveva cominciato a lavorare con i "Vecchi cantastorie" quindi aveva un sacco di esperienza.
F.P.: QUANTE FIERE FACEVATE IN UN MESE?
V.C.: Tante, ma facevamo anche e soprattutto i mercati. Noi non stavamo mai a casa, perché quando non c'era il mercato c'era la fiera.
Noi si cantava e si suonava tanto a Milano, dietro il Castello Sforzesco, avevamo il permesso tutti i giorni festivi di tutto l'anno, tanto che i vigili non ci fermavano neanche più perché sapevano che erano anni che il sindaco rinnovava il permesso ai cantastorie di Pavia.
F.P.: FINO A QUANDO SIETE ANDATI IN GIRO A CANTARE?
V.C.: Fino a 20 anni fa. Era il mese di maggio.
F.P.: PERCHE' AVETE SMESSO DI CANTARE?
V.C.: Perché Callegari diceva che era stanco, che dovevamo smettere, che stava diventando vecchio, ma io ero già andata a prendere la licenza per vendere il lucido. Ho smesso a 55 anni di suonare la batteria, e di cantare. Non mi sentivo più. Gli ultimi a smettere di fare i cantastorie siamo stati noi. La gente comunque veniva lo stesso anche negli ultimi tempi, nonostante la TV, perché noi eravamo qualcosa di diverso.
F.P.: PERO' TU MI HAI RACCONTATO CHE VOLEVATE COMUNQUE LAVORARE IN PIAZZA, RIMANERE A CONTATTO CON LA GENTE.
V.C.: Si infatti alle fiere e ai mercati, sopra l'imperiale del tamburo abbiamo messo la pila dei barattoli e sopra la batteria lucidavamo le scarpe, e tutti ci dicevano che eravamo onesti e galantuomini. All'inizio mentre vendevamo lucido, cantavamo ancora, volevamo vedere se funzionava. Siccome ci conoscevano per via della musica, non abbiamo avuto problemi. Tutta la mia "gente della musica" veniva a comprare il lucido. Tutti ci dicevano "ma Cavallini cosa fate?" noi dicevamo: "siamo diventati vecchi, adesso vendiamo il lucido, venite che vi diamo una lucidata
" Siccome tutti ci ritenevano persone oneste, come eravamo, tutti provavano il nostro lucido perché sapevano che sicuramente era buono se lo vendevamo noi.
F.P.: PERCHE' AVETE SCELTO DI VENDERE IL LUCIDO?
V.C.: Perché ci ha cercato il Commendatore di quella Ditta, era un lavorino "buono", facile e leggero.
F.P.: QUINDI PER ALTRI 20 ANNI AVETE FATTO I VENDITORI AMBULANTI?
V.C.: Si, per vent'anni.
Angelo ha fatto il cantastorie per 40 anni, ma è stato in piazza praticamente per 63 anni.
Ogni anno dicevamo che avremmo smesso di fare i mercati con il lucido, però poi non riuscivamo a starcene a casa. Poi l'anno scorso Angelo è stato male e così abbiamo smesso per forza. E' dura stare a casa quando hai passato tutta la vita davanti alle persone.
F.P.: C'E' ANCORA GENTE CHE COMPRA LUCIDO AL GIORNO D'OGGI?
V.C.: Ce n'è ce n'è.. C'erano delle persone che venivano apposta solo per comprare il lucido.
Non serve solo per le scarpe ma per i mobili e tante altre cose. Ancora oggi mi telefonano per chiedermelo
.
..C'è n'è ancora di persone che comprano il lucido, ricordando le vecchie canzoni
per fortuna
ce n'è ancora
Fabrizio Poggi
"Studio Immagine Vigevano".

Un gradito ritorno Tromello 15/06/2003 Vincenzina Cavallini alla batteria.
(Angelo e Vincenzina Cavallini vivono a Tromello in provincia di Pavia. Non vogliono essere disturbati. Ma sarebbe bello che ogni tanto qualcuno gli telefonasse, gli mandasse una lettera o una cartolina per sapere come stanno o soltanto per dirgli grazie di avere fatto parte della nostra storia e della nostra cultura popolare).

"Studio Immagine Vigevano".
F.Poggi e Vincenzina Cavallini "Omaggio ai Cantastorie" Tromello - Pavia 15/06/2003
Per contattarli: ASSOCIAZIONE CULTURALE TURUTUTELA
Via Montagna 33 - 27058 VOGHERA (PV)
Tel/fax: 0383.367512
E-mail: megange@tin.it
Un ringraziamento particolare ad Angela Megassini senza la quale questa intervista non sarebbe stata possibile.

Agostino callegari un maestro dei cantastorie
Vi racconto la storia di quello che, secondo me, è stato il più grande cantastorie di tutti i tempi, sicuramente un maestro per tutti i moderni cantastorie. Agostino Callegari detto “il Gusto di Pavia” è un artista degno di condividere “la strada” con la esse maiuscola o in questo caso la piazza, con i più grandi raccontatori di storie musicali al mondo, i cui nomi sono ormai entrati nelle leggende d’oltreoceano – Woody Guthrie – e, qui da noi, l’immortale Giovanna “Iris” Daffini. La storia di Agostino Callegari raccontata, scritta o letta, non può non dare qualche brivido alla schiena a chi pensa ancora che le parole “passione” e “musica” debbano essere vocaboli molto vicini tra loro.
Agostino Callegari è nato in un paesino alle porte di Pavia nel 1892. Figlio di contadini comincia fin da piccolo ad aiutare la famiglia nei campi. E’ a sette anni che gli esplode dentro la passione per la musica, si compra una fisarmonica di seconda mano e comincia ad esercitarsi “come un matto” nei momenti liberi. Passa qualche anno e il nostro, dotato di una bella e potente voce da tenore, viene sovente chiamato per andare a cantare e a suonare durante i matrimoni, alle feste dei “coscritti” e nelle sagre paesane. Nel frattempo Agostino fa anche il militare e ha l’occasione di conoscere Gerolamo Montagna, il pioniere dei cantastorie pavesi, che avrà un’influenza decisiva sulle decisioni che il giovane Callegari prenderà qualche anno dopo. Non fa in tempo a tornare dal servizio militare che viene subito richiamato in caserma: è scoppiata la prima guerra mondiale e anche lui deve andare a “servire la patria”. Congedato e tornato alla fattoria di famiglia, Callegari decide che la vita da contadino non fa per lui e, presa con sé la sua fisarmonica, se ne va di casa per diventare allievo e collaboratore di Girolamo Montagna. Il cantastorie lo prende sotto la sua ala protettiva e gli insegna tutti i trucchi del mestiere. Agostino è così bravo come allievo che nel 1920 lascia Montagna per intraprendere la difficile carriera di cantastorie solista. I primi anni sono davvero duri: nella zona intorno a Pavia la gente non aveva un gran interesse per la musica che non fosse da ballo (beh, la cosa non è che sia cambiata di molto oggi), e il Callegari quasi si pente di avere lasciato l’amico più esperto. Nel 1920 si sposa con una ragazza di Voghera, in provincia di Pavia, che è anche la cittadina di residenza di chi state leggendo. Nella “Capitale dell’Oltrepò Pavese” Agostino abita per alcuni anni. Nel 1921 nasce il figlio Adriano, destinato anche lui a diventare una pietra miliare nel mondo non solo dei cantastorie, ma anche degli imbonitori. Quando quest’ultimo è un po’ cresciuto e Agostino è riuscito a mettere i soldi da parte, compra insieme al fratello una casa a Pavia dove si trasferisce.
Si racconta che Agostino, nei primi anni di carriera, quando non era ancora sposato, per riuscire a raggranellare qualche soldo in più e poter quindi coronare il suo sogno d’amore, andava ad esibirsi in Emilia Romagna dove c’era un pubblico più ricettivo e generoso. Questo lo costringeva a stare via da casa per parecchie settimane. Quando ritornava e faceva vedere ai suoi genitori che aveva intascato quasi 1200 lire, questi facevano abbastanza fatica a credere che li avesse guadagnati suonando e cantando. Il padre e la madre erano fermamente convinti che il loro disgraziato figlio fosse un ladro o, peggio, un assassino. Quelle all’epoca erano cifre a dir poco inimmaginabili per dei poveri contadini. Bisognava fare luce su questo mistero. Una sera il padre saputo da Agostino che l’indomani andava a “fare” una piazza lì vicino, dove vi era una grande festa religiosa, lo seguì a sua insaputa, e poi di nascosto (anche perché si vergognava di avere un figlio che faceva il suonatore ambulante), si mise a spiare per controllare se fosse vero tutto quello che il ragazzo gli aveva detto. E così il genitore vide tantissima gente intorno al suo Agostino che vendeva decine e decine di “fogli volanti”, dove c’erano scritte le sue canzoni e in cambio riceveva altrettante copiose manciate di monetine. A occhio e croce il papà aveva calcolato che in pochissimo tempo il suo “disgraziato” figliolo aveva guadagnato il doppio di quanto riceveva un contadino per una lunga e dura giornata di lavoro. Adesso anche la sua famiglia era orgogliosa di lui tanto più che il “Gusto” stava diventando davvero un personaggio popolare. L’Agostino, magro e molto alto aveva le spalle e parte della schiena leggermente curve. Per questa sua caratteristica fisica, che negli ultimi anni si accentuerà, verrà soprannominato “il gobbo di Pavia”. A volte, accentuava lui stesso il suo “difetto” quando cantava le storie dei corridori, facendo il giro tra il pubblico suonando e curvandosi sulla fisarmonica, come se fosse su una bicicletta da corsa. Il ciclismo era la sua grande passione, tanto che quando c’era il Giro d’Italia, Agostino lo seguiva tappa dopo tappa, esibendosi nelle città in cui arrivavano i corridori. Il suo idolo era Girardengo per il quale ha scritto diverse canzoni. Con una gigantesca e pesantissima fisarmonica Dallapè – cromatica, 120 bassi, voci in quarta e sei file di bottoni –, “appoggiava” con una potenza straordinaria (a quell’epoca non c’erano microfoni né altoparlanti per i cantastorie), la sua fortissima voce acuta e dirompente che colpiva “come un pugnale” il cuore delle autentiche folle che formavano i suoi “treppi” (questo il nome che i cantastorie danno ai loro spettacoli). Dal primo dopoguerra agli anni ’30, sono tante le imprese memorabili di Callegari. Famoso è quell’episodio che successe a Cremona nel giugno del 1929. Alle nove del mattino, Callegari butta a terra la valigia che contiene “la stampa” (così erano chiamati dai cantastorie i fogli con le canzoni), la apre e si mette in spalla i suoi dodici chili di fisarmonica (altro che gobbo…). Subito al suono del suo strumento e della sua voce la gente accorre al suo spettacolo. E qui ci fu il famoso “scontro” a suon di canzoni tra il Callegari, che lavorava da solo, ed altre quattro squadre di cantastorie una delle quali addirittura armata di “Jazz Band” (così inspiegabilmente veniva chiamata la batteria dai suonatori ambulanti). Il mitico Agostino sbaragliò tutti i colleghi che, sconfitti da tanta maestria, si ritirarono ben presto, ma il nostro dovette esibirsi suonando e cantando senza fermarsi dalle nove del mattino alle 11 di sera. La sua valigia, che al mattino era piena di musica, adesso era piena di monete e contando gli spiccioli, Agostino si accorse di aver guadagnato la cifra record per quei tempi di circa 1000 lire (in quegli anni, come dice la canzone, con quei soldi si poteva pagare un viaggio in America). Quella notte Callegari tornò alla sua casa di Voghera con un sacco di soldi, sfinito dalla fatica, andò a dormire con la febbre, Agostino. Qualche anno più tardi, qualcuno dirà che il “Gusto” abusava troppo della sua forte fibra e del suo fisico eccezionale. D’altronde fu proprio la sua prestanza fisica che gli venne in soccorso quando su un treno durante il periodo fascista, alcuni squadristi gli imposero con prepotenza di suonare il loro inno “Giovinezza”. Per un po’ Agostino, che è d’animo buono, tergiversa (a lui spirito libero e solitario nessuno poteva imporre di cantare una canzone), poi stufo prende per gli stracci i fascisti e li butta giù dal treno. Callegari che, ripetiamo, era davvero gentile con tutti ma pericoloso quando si arrabbiava, affinché gli squadristi non si facessero troppo male, aveva comunque atteso che il convoglio rallentasse all’ingresso in una stazione prima di passare all’azione. Mitico Agostino! Il nostro “eroe” è stato l’unico cantastorie che “insegnava a cantare”. Agostino eseguiva vecchie arie popolari e canzoni di “attualità” che ripeteva più volte, affinché i clienti che avevano comprato il foglio volante, ma che spesso non sapevano leggere molto bene, imparassero a cantare almeno i ritornelli dei brani. Questa sua peculiarità creava un clima di affettuosa partecipazione alla sua arte popolare. Non ha mai ritenuto di modificare il suo abituale modo di vestire durante le esibizioni (salvo agli inizi quando per farsi maggiormente notare indossava un frac), considerando superfluo l’indossare una “divisa” da lavoro. Secondo lui bastavano le sue canzoni ad attirare la gente e con quel successo, come dargli torto. Il suo repertorio veniva cantato da altri cantastorie, dagli avventori delle osterie e persino dalle mondine che subivano il fascino magnetico delle sue storie. All’inizio degli anni ’20 del ‘900, la sua popolarità era alle stelle. In quel periodo la sua piazza “d’oro” era a Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, dove alla domenica si teneva il mercato. La gente verso le dieci di mattina era in piazza ad aspettare il “Gusto”. Se pioveva o c’era troppo sole, il luogo d’incontro era spostato sotto i portici. Agostino Callegari come segnale di presenza metteva la fisarmonica e la sua valigia per terra e poi andava al bar a bere un paio di bicchieri di vino bianco (qualcuno dice anche più di due) per scaldare la voce, il suo primario strumento di lavoro. I suoi innumerevoli ammiratori cominciavano intanto ad arrivare e quando l’Agostino “attaccava a suonare”, la sua voce e la sua fisarmonica si potevano sentire in tutta la città senza bisogno di microfoni e di altre diavolerie elettroniche.
Certo quelli erano anche tempi in cui non erano tante le automobili che sfrecciavano per le vie cittadine. Dopo un po’ di tempo, comunque, Callegari si accorse di non potercela fare da solo a sostenere un intero spettacolo, il suo fisico e la sua voce cominciavano a dare qualche segno di cedimento. Negli anni a seguire Callegari farà coppia con diversi bravi cantastorie, tra i quali vanno ricordati il Tenti di Pavia e il Bollani, detto Picalò, di Corteolona, in provincia di Pavia. Nel 1927 Callegari viene ricoverato in ospedale per degli esami: la vita da strada degli anni precedenti cominciava a farsi sentire. Ristabilitosi, non vuole nemmeno saperne di cercarsi un lavoro più tranquillo perché il suo posto è in piazza a cantare per la gente. Questa è l’unica cosa che lo fa sentire vivo. Riprende quindi la sua febbrile attività di cantastorie, ma nel 1932 viene nuovamente ricoverato in ospedale dove subisce anche un intervento chirurgico. Dopo un lungo periodo di riposo, riprende faticosamente a suonare e, nel 1934, conosce a Voghera un giovane cantastorie di nome Antonio Ferrari, originario delle colline a sud di Pavia che da solo e con molta ingenuità era venuto lì per “conquistare“ la piazza. I due fanno subito amicizia, e Agostino prende il ragazzo sotto la sua protezione insegnandogli tutti i trucchi del mestiere. Quando, nel 1936, Agostino sente che la sua salute comincia a dargli troppi problemi sarà proprio Antonio Ferrari a diventare il suo compagno “di piazza”. Le cose sembravano andare piuttosto bene, il duo a cui spesso si affiancava un altro bravo cantastorie, Antonio Cavallini di Tromello, un piccolo paesino a sud ovest di Pavia, stava riscuotendo un ottimo successo. La maggior parte delle persone in quel periodo si era allontanata dalla politica, la seconda guerra mondiale era per fortuna ancora lontana, la radio e il giradischi erano un lusso di pochi e la televisione doveva essere ancora inventata. Ecco allora che i bravi cantastorie, come il Callegari, riuscivano a far passare alla gente qualche momento lontano dai guai della vita di tutti i giorni.
Nel 1941 il terribile male di cui soffre, un tumore all’intestino, comincia a peggiorare e Agostino deve obbligatoriamente farsi ricoverare all’ospedale. Non si riprese più e morì nel 1942, a soli cinquantanni, in piena seconda guerra mondiale. Qualche suo amico e collega dirà che Agostino Callegari non è un caduto di guerra, ma un “caduto di piazza”. In un mondo che va spesso troppo in fretta e dove lo spettacolo deve comunque continuare, Agostino viene presto dimenticato. Il figlio Adriano continuerà la tradizione di famiglia formando una coppia di formidabili cantastorie con l’allievo prediletto di suo padre, Antonio Ferrari. Certo è che io non dimentico che mi sarebbe piaciuto tanto suonare una sola canzone con la mia armonica insieme al mio “eroe” Agostino Callegari: “il Gusto di Pavia”.
Fabrizio Poggi
L'Ambrogino ai cantastorie: Milano premia i Cavallini


Forse è il riconoscimento più ambito, giunto quando tutti sembravano
essersi dimenticati di loro.
Il Comune di Milano ha deciso di istituire un premio speciale
all'interno dell'«Ambrogino d'oro», un premio riservato ai coniugi
Angelo e Vincenzina Cavallini, i re dei cantastorie italiani
La
notizia è stata comunicata da Angela Megassini, moglie del
cantautore vogherese Fabrizio Poggi, che di recente aveva scritto al
sindaco di Milano Gabriele Albertini per ricordare vita e attività
professionali uniche come quelle vissute dai Cavallini, menestrelli
prima e venditori di lucido da scarpe poi.
L'attribuzione di un premio speciale alla carriera, che sarà
consegnato in occasione della tradizionale cerimonia di Sant'Ambrogio,
il 7 dicembre, giunge come una grande sorpresa.
«Non speravamo più che la nostra richiesta sarebbe stata presa in
considerazione - commenta Megassini, amica dei cantastorie
tromellesi e pilastro dell'associazione "Turututela" -. Invece, ieri
sono stata chiamata al telefono dalla presidenza del premio».
Da Milano è arrivata la comunicazione dell'istituzione in via
eccezionale di una branca dell'«Ambrogino d'oro, premio concesso a
cittadini di Milano che con il loro lavoro hanno esaltato la città.
«La piazza è qualcosa che ti entra nel sangue, dentro il cuore, e
una volta che hai cominciato è difficile starne lontano», avevano
spiegato i Cavallini al musicista Poggi: oggi quei pochi metri
quadrati nei pressi del Castello Sforzesco dove fra gli anni
Settanta e Ottanta vendettero ai milanesi lucido da scarpe li hanno
ripagati di tante sofferenze.
«Non è giusto che due colonne della tradizione orale italiana
vengano dimenticati dalla cultura ufficiale. Sulle piazze d'Italia i
Cavallini riuscivano a emozionare gli adulti e a far sorridere i
bambini. Nel 1985 perfino la "Domenica del Corriere" salutò con
commozione la pensione degli "ultimi trovatori d'Italia"».
Angela Megassini ha perorato con passione la causa dei Cavallini, di
Antonio e del figlio Angelo, che hanno insegnato a cantare nei
mercati e sulle piazze italiane a intere generazioni di menestrelli.
«Si sono ritirati a vita privata perché delusi da un mondo che li ha
sfruttati saccheggiando le loro canzoni,
la loro vita da cantastorie».
Nei mercati di Milano e di tutto il Nord Italia risuonavano storie
tragiche come "La bambina gettata nel pozzo" o "Il povero Renato":
un "treppo", lo spettacolo di piazza, che faceva intenerire adulti e
bambini.
(Il premio è stato ritirato il giorno sabato 7 dicembre 2002 alle
ore 11.00 presso il teatro Dal Verme a Milano in via San Giovanni
sul Muro 2)
Umberto De Agostino (La Provincia Pavese) venerdì 22/11/02
Ad ANGELO CAVALLINI:

"Ciao Angelo questo è il nostro TREPPO di cuori che si è formato
intorno a te...Noi ti ricordiamo così"....
qui di seguito una piccola parte delle centinaia di email che ci
sono giunti per ricordare Angelo Cavallini. Alcune di queste persone
non sapevano neanche chi era Angelo, ma sono state così gentili ed
accorate nel loro messaggio che meritano il nostro più sentito
Grazie!.
Pubblicando questi messaggi speriamo che il nostro affetto per
Angelo arrivi il più vicino possibile a lui e permetta anche a
coloro che li leggeranno di capire ancora una volta di più quanto
sia stato grande questo mitico cantastorie...questo è il nostro
augurio
Angelina
Per Vincenzina Cavallini:
Cara Vincenzina ho saputo da Angela Megassini che Angelo ci ha
lasciati.Mi viene istintivo scrivere immediatamente due righe perchè
non ho avuto la fortuna di conoscervi e non ho avuto il piacere di
ascoltarvi mentre ,girovagando ,portavate sorriso e conforto a chi
ne aveva fortemente bisogno Anche noi a modo nostro siamo un pò
delle anime vaganti, a portare con l'armonica un pò di amicizia e
serenità dovunque ce ne fosse bisogno.Sfortunatamente per noi, però
,i tempi sono cambiati e stiamo andando verso l'indifferenza e
l'interesse e per quanto i mezzi di comunicazione siano a portata di
tutti,spesso le persone sono talmente prese dal lavoro, dallo
stress, da tante cose che non trovano il tempo e la voglia di
lasciarsi abbandonare per un pò alla serenità d'animo e alla
meditazione e invece di cercare negli altri la comunicazione e la
gioia , si chiudono in una castello incantato dove gli altri non
hanno accesso.Ho letto alcune storie di quello che hai fatto insieme
ad Angelo e sicuramente in cuor proprio, moltissima gente deve
ringraziarvi perchè grazie alla vostra generosità e al vostro
spirito positivo, sono riusciti a superare momenti difficili della
loro vita.E' difficile dire adesso in due parole, quanta stima e
affetto avete guadagnato nella vostra vita , ed è altrettanto
difficile tradurre in parole quanta amarezza lascia in te e in noi
la morte di Angelo.Ti possa essere di conforto, la certezza che
quello che avete fatto insieme è apprezzato da tutti noi e che
sicuramente sarà di riferimento per tutti coloro che vogliono
mettere una parte di se stessi al servizio degli altri.
Un Abbraccio
Giovanni Volini
Torino
CIAO ANGELA,CIAO FABRIZIO.
LA NOTIZIA DELLA MORTE DI CAVALLINI MI RATTRISTA.L'HO CONOSCIUTO
ATTRAVERSO VOI E L'HO TRAVATO DI UNA TENEREZZA INFINITA.FACCIO LE
MIE PIU' SENTITE CONDOGLIANZE ALLA MOGLIE.
GERMANO DI MATTIA
spiace oggi sapere che Angelo Cavallini ha lasciato questa valle di
lacrime, Vi prego farVi portavoce per me per esprimere un fraterno
cordoglio e condoglianze alla sua compagna Vicenzina per il tragico
momento che sta affrontando...
i semi che Angelo ci ha lasciato cresceranno e... come una quercia
ne genererà 1000 altre, così il suo esempio sappia darci sempre la
capacità di raccogliere emozioni quotidiane e imparare l'amore per
una canzone o per una novella antica e... il nostro mondo sarà un
po' migliore
mi piace pensare che Angelo lassù, o dovunque lui sia, abbia portato
con sè il suo quaderno di canzoni e che, nel suo viaggio verso le
celesti valli, agli angoli dei sentieri trovi vecchi e nuovi amici
con cui cantare una canzone e scambiare una battuta, un sorriso...
perché là dove una fiamma brilla, c'è sempre amore, c'è sempre vita,
c'è sempre amicizia.... e un amico non muore mai
buon viaggio Angelo, la Luce è sempre con te.
UN FRATERNO ABBRACCIO
Claudio Giuliani
Sono vicino a Vincenzina. Un ultimo saluto ad Angelo sperando che
ovunque vada ci sia musica che viene dal cuore e dall'anima. Ciao
Enrico
Non lo conoscevo di persona, ma mi unisco nel dolore di questa
scomparsa
sia dal punto di vista umano che da quello musicale.
Remo
Con un abbraccio e saluti sinceri a sua moglie, tutti i suoi amici,
la sua famiglia,
anche dagli vostri amici-musicisti del Belgio,
Hilde Frateur di Amazone (B)
Cara Vincenzina, le più sentite condoglianze.
Abbiamo perso un grande uomo....probabilmente volevano sentirlo
cantare in paradiso
MAURIZIO F.
Quante volte la musica m'afferra,mi solleva come
un mare!Alla mia bianca
stella mi volgo e sott'arco di bruma o nell'etere immenso
alzo la vela.
Protendo il petto, gonfio con il respiro
la canapa dei polmoni
e scalo la confusa catena delle onde
che la notte mi vela.
e sento; le stesse passioni in me vibrare
d'una nave che soffre;
il vento propizio,la convulsa tempesta
sul precipizio enorme
mi cullano.Alte volte bonaceve,largo specchio
al mio tormento.
C.Baudelaire.
I veri poeti non muoiono mai.
J.B.
Cara signora Vincenzina e cari amici musicisti folk
voglio esprimere a nome del Comitato Promotore di Isola Folk di
Suisio, Bergamo il nostro più sentito cordoglio per la scomparsa del
cantastorie Angelo Cavallini, che purtroppo non ho avuto l'onore di
conoscere personalmente ma di cui in tante occasioni ho sentito
raccontare la grande passione per l'antica arte del cantastorie.
Sarà nostro dovere se qualche amico musicista del pavese vorrà
fornirci del materiale documentario (Musica, foto ecc.) allestire un
momento commemorativo all'interno della prossima XV edizione di
Isola Folk del 2, 3, e 4 settembre.
Un affettuoso abbraccio il presidente del Comitato
Ghisleni Fabrizio.
Ho ricevuto la Tua mail e sono veramente addolorato per la
scomparsa di "Angelo Cavallini".
Voglio con queste poche righe, pregarti di porgere le mie
condoglianze
alla moglie Vincenzina e dirle che le sono vicino con il pensiero.
Sai che anch'io sono figlio di un cantastorie e sò che sono persone
speciali e te ne accorgi particolarmente quando se ne vanno.
Ti sembrano invincibili, sempre allegri, sempre pronti a dare
in cambio di poco o nulla e poi , all'improvviso vanno a "suonare
da un'altra parte" e ti accorgi di quanto fossero importanti.
Purtroppo mi rimane il rammarico di non aver conosciuto Angelo, ma
sono sicuro che anche Lui era ed è una persona speciale.
Un affettuoso abbraccio a Vincenzina.
Omar.
Cari Angelina e Fabrizio,
la bellissima poesia di P.L. Albertini che avete mandato è l'unico
commento
adatto, non retorico e non superfluo ma commosso e sincero, per
questa
triste circostanza. Speriamo che anche chi se n'è andato veda la
farfalla
colorata che s'invola ...
Ciao a tutti. Ezio B.
Angelo, il cantastorie di tutti e tuo, Vincenzina.
Anch'io, che non l'ho mai incontrato, voglio salutarlo.
Sicuramente riuscirà ancora a raccontarci tante storie, basta
saperlo ascoltare.
Vincenzina, Angelo sarà ancora al tuo fianco. Abbraccialo per me.
Tina
Non ci sono parole (perche quelle, le aveva già usate tutte lui per
rallegrare e commuovere la gente) che possano esprimere la
sensazione di assenza improvvisa che la scomparsa di un musicista
lascia in tutti quelli che, come lui, hanno usato questo linguaggio
per comunicare con la gente.
Non ci sono parole (perchè, spesso, possono risultare insufficienti
o vuote) che possano consolare la persona che perde il compagno di
tutta una vita.
Ci sono solo pensieri, ricordi e abbracci; quelli sì, forti forti,
perchè sentire che gli altri non ti lascoiano sola nel tuo dolore...può
aiutare un pochino.
Furio Sollazzi
per Vincenza Cavallini
nessuno muore mai veramente se continua a vivere dentro di noi
ciao Angelo,
Flavio e Giovanna Berghella
Sincere condoglianze da Bergamo.
Angelino
Mi chiamo Loris e oggi e il mio compleanno e quello di mio padre, e
per questo sento di piu' il dolore per questo uomo e parte del mondo
che amo, quello del mondo della musica tradizionale e di tutto cio'
che la riguarda.Un altro "pezzo" di storia se ne' andato purtroppo ,
cara signora anche se non la conosco voglio esserle vicino in questo
momento e rassicurarla che il messaggio lasciato dai cantastorie
restera' per sempre nei nostri cuori.Sentite condoglianze.
Loris Niero Mestre Venezia
Ovviamente, neanche a dirlo, tutto il mio affetto e la mia amicizia
per Vincenzina!
Questo è un momento duro ... il distacco ... chi è mai preparato a
questo ...
Vorrei poterla consolare ...
Ci sarà sicuramente una storia che loro hanno cantato che serviva a
consolare le persone che perdono un loro caro ...
A lei voglio dedicare quella storia ... e non abbia dubbi, Angelo è
sempre vicino a lei, più di prima, la difficoltà sta nel crederlo e
sentirlo.
Le auguro di avere fede perchè è attraverso la fede (in Dio) che si
SENTONO le cose più grandi.
"Cara Vincenzina, lui ti ha solo preceduto in un posto dove sarete
ancora insieme PER L'ETERNITA'."
UN GRANDE ABBRACCIO A TUTTI VOI, PERSONE DI GRANDI SENTIMENTI.
NADIA
Il gruppo folklorico veronese Cantafilò esprime le proprie sentite
condoglianze alla Sig.ra Vincenzina per la scomparsa del marito
Angelo
Carissimi, potete trasmettere a Vincenzina tutta la nostra
partecipazione al suo dolore : anche se non abbiamo potuto
conoscerlo, ci sentiamo un po' di far parte della loro famiglia
spirituale. C' e' forse da qualche parte un mondo dove girano tanti
suonatori di strada e continuano a suonare con amici, parenti e
antenati : e anche se non c'e', si puo' lo stesso pensarlo...
Chiara e Paolo
Il Vs. appello e annuncio è commovente.
Ci sentiamo tutti uniti a questo "grande" anche se non abbiamo mai
avuto il piacere di conoscerlo.
GIGI BRESCIANI
Ciao a tutti
sono molto dispiaciuto per quello che e' successo, quando scompare
una persona e' sempre terribile, improvvisamente sembra che tutte le
esperienze che ha vissuto, le sensazioni che ha provato, le gioie, i
dolori e tutto il resto sia perduto. In realta' non e' cosi' fino a
quando c'e' qualcuno che ricorda, che racconta, che tramanda quello
che ha appreso da chi se ne e' andato.
Personalmente non conoscevo Angelo Cavallini, ne ho letto solo ora
l'intervista sul vostro sito ed in un certo senso posso dire che me
lo avete fatto conoscere voi, attraverso le sue e le vostre parole.
Posso solo unirmi a voi nel fare le condoglianze alla moglie, sono
anche a disposizione nel caso ci fosse bisogno di dare una mano, di
qualsiasi tipo.
Un saluto
Stefano
Le persone non tornano mai dal loro ultimo viaggio, esse rimangono
sempre
se vivono nella memoria di chi li ha amati, conosciuti, apprezzati e
rispettati ma se sono anche cantastorie per i tanti che rimangono
resta
anche la loro poesia e le loro storie decantate sulle mille piazze
del
mondo , Questo è un grande regalo ma è sopratutto un grande impegno
della
memoria per noi che siamo e per quelli che saranno.
Ora per il momento c'è solo il dolore e il silenzio per chi è
rimasto,
ma anche l'affetto per quanti parlando dei cantastorie ricorderanno
l'Angelo Cavallini, che oggi ha superato quell'ultimo ponte di San
Giacomo.
Con affetto siamo vicini a Vincenzina
LA SACCA DEL DIAVOLO di RADIO POPOLARE NETWORK
GIANCARLO NOSTRINI !!
Con Angelo Cavallini se ne va il principe dei cantastorie italiani,
capace di far divertire con poco schiere di piccoli e grandi. Ciò
che non riescono a fare i menestrelli della televisione di oggi. Un
saluto a Vice: la memoria del tuo Angelo sarà incancellabile.
Umberto De Agostino
Cara Angela,mi dispiace molto per la scomparsa di Angelo
Cavallini,figura autenticamente popolare,e che rimarrà nella nostra
memoria. La prego di farsi interprete presso la Signora Vincenzina
della mia partecipazione al Lutto.
Paolo M.
Esprimo le mie più sentite condoglianze per la scomparsa di questo
storico
Artista pavese.
Non lo conoscevo di persona e non l'ho mai sentito suonare ma non è
questo
importante quando si perde un pezzo di storia.
Perché LUI era la storia, non io che purtroppo non lo conoscevo e
che,
peggio ancora, non l'ho mai sentito suonare.
Condoglianze quindi vive e sincere alla moglie Vincenzina.
G. Brandolini
Cara Angela,
a nome della Rivista Il Cantastorie e come redazione milanese ti
prego di far pervenire alla Cara Vincenzina un abbraccio e
l'espressione del nostro cordoglio più sentito.
Nel cuore di tutti noi Angelo lascia un vuoto incolmabile, un
ricordo indelebile e una melodia con le note di tutte le ballate che
ha cantato in piazza.
Tiziana Oppizzi e Claudio Piccoli Redazione Milanese della Rivista
Il Cantastorie -
Angela e Fabrizio ciao, io non so bene chi sia Angelo Cavallini, ma
mi unisco a voi in questo saluto.
ciao a presto, renzo
Spero che la mia sia di consolazione a chi ci ha tanto consolato con
le sue canzoni.
Giorgia Rappo
Rai Radiotelevisione Italiana
Le mie più sentite condoglianze per la dipartita del signor Angelo
Cavallini
Roberto Cavallero